Così l'ebook cambia l'economia


Appuntamenti il libro di domani, il futuro della scrittura: tre giorni di incontri alla Villa Reale. Costi, diritti, biblioteche digitali: a Monza il forum mondiale dell'Unesco

 

di CRISTINA TAGLIETTI

 

Che oggetto sarà il libro del futuro? Che cosa ci troveremo tra le mani quando leggeremo, e che cosa sarà, domani, la scrittura? Rispondere adesso a queste domande è molto difficile, lo scenario è ancora nebuloso, ma che siamo a una svolta epocale è ormai evidente per tutti. A questi interrogativi è dedicato il secondo forum dell'Unesco sulla cultura e le industrie culturali che si svolgerà alla Villa Reale di Monza dal 6 all'8 giugno e riunirà 200 partecipanti provenienti da tutto il mondo: autori, scienziati, editori, bibliotecari, sociologi, blogger, ricercatori, oltre a politici e rappresentanti dell'economia, tra cui lo scrittore cileno Antonio Skàrmeta, il direttore della Fiera del libro di Francoforte Jiirgen Boos, lo storico Robert Darnton, motore del progetto Dpla (Digital Public Library of America), il direttore generale di Mondadori Libri Trade Riccardo Cavallero, il linguista di Berkeley Geoffrey Nunberg, il presidente della Bibliothèque Nationale de France Bruno Racine.

 

Un incontro che permetterà di dibattere, ha detto Milagros del Corral, ex direttrice della Biblioteca Nacional de Espana e presidente del comitato scientifico, che ieri a Parigi ha introdotto la conferenza stampa di presentazione del forum, «dell'impatto culturale ed economico che questa rivoluzione avrà sui diritti d'autore e sui diritti commerciali, sulla catena di produzione e distribuzione dei libri». Anche perché, ha aggiunto Milagros del Corral, «una cosa è certa: le tecnologie digitali non sono passeggere» e le conseguenze, «in un'era in cui "condivisione" è la parola d'ordine» riguardano scrittori, giornalisti, librai, bibliotecari, editori.

 

Milagros del Corral srotola una litania di domande, di carattere anche economico, tra cui: «Quale sarà il ruolo degli editori e dei librai una volta che il loro valore aggiunto apparirà privo di senso?». Ma anche: «Se l'accesso è gratuito, esiste un piano per la sostenibilità del commercio?», e ancora una delle questioni che attualmente più interessa gli editori: «Quale imposta fiscale si può applicare ai testi?». La rivoluzione digitale potrebbe avere anche un impatto sociologico («Libri e giornali stampati diventeranno prerogativa di un pubblico con un alto livello di istruzione o rimarranno in uso a quelle fasce di popolazione svantaggiate che non dispongono dei supporti elettronici necessari?» o ancora: «Il divario sociale causato dal digitale rafforzerà la frattura tra ricchi e poveri o tra giovani e anziani? E per quanto tempo ancora?») e psicologico («La pratica della lettura su supporto digitale avrà conseguenze sulle capacità umane di riflessione e concentrazione?»).

 

Una risposta ad alcune di queste domande, soprattutto per quando riguarda la parte normativa, potrebbe arrivare proprio dall'Unesco. «È nostra responsabilità — ha detto Irina Bokova, direttore generale dell'Unesco — studiare tutte le conseguenze di questa evoluzione e trarne tutti i benefici possibili. Il nostro ruolo consiste nell'offrire un inquadramento al dibattito e nell'agire come mediatori per esplorare vecchie e nuove idee».

 

Il forum, organizzato con il sostegno della Regione Lombardia in collaborazione con la città di Monza, affronterà tre filoni principali: l'economia dell'ebook, il diritto d'autore e la biblioteca digitale, con un corollario di nove seminari di approfondimento dedicati a temi diversi, dalla contrapposizione tra blog e giornali alla conservazione della memoria digitale, dalla coesistenza tra partecipazione pubblica e privata ai rischi della digitalizzazione, alla contrapposizione tra una logica di «copyright» a una di «copyleft» (modello di gestione dei diritti d'autore basato su un sistema di licenze).

 

«La conservazione a lungo termine delle opere digitali è una delle sfide più grandi», ha detto Bruno Racine, presidente della Biblioteca Nazionale di Francia e membro del comitato scientifico insieme con Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il libro e la lettura, Antonia Ida Fontana, ex direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, lo studioso Geoffrey Nunberg e Adama Samassékou, presidente del Con-seil International de la Philosophie et des Sciences Humaines del Mali («Quando un vecchio muore una biblioteca brucia» — ha detto sottolineando l'importanza che in alcune parti del mondo mantiene ancora la cultura orale).

 

«La conservazione è possibile da un punto di vista tecnico — ha spiegato Racine — ma è un processo molto costoso, più della digitalizzazione stessa. Per questo è fonte di preoccupazione per le biblioteche nazionali. Si arriva addirittura, paradossalmente, a fare una copia stampata di ciò che è stato digitalizzato, per maggiore sicurezza».

 

[Fonte: Corriere della Sera del 19 aprile 2011, p.41]