Diritti e Internet: confronto fra punti di vista al Paal 2008


"Ritengo che sia necessario un adeguamento normativo e ordinamentale che tenga conto del nuovo contesto economico rappresentato dalla Rete e ne favorisca lo sviluppo nell’ambito dell’economia della conoscenza. Attualmente accade esattamente l’opposto ed è per questa ragione che considero di fondamentale importanza occasioni di incontro e di confronto come questa". Lo ha detto il presidente di GIANO, Salvatore Pappalardo, commentando i lavori dell’edizione 2008 di Paal, che si sono svolti nei giorni scorsi nella sede di Sardegna Ricerche a Pula, in provincia di Cagliari. Pappalardo ha seguito il convegno sulla Pubblica Amministrazione Aperta e Libera da Roma, via streaming. La due giorni si è conclusa con l’intervento di Stefano Rodotà (Università di Roma), già presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, tra i maggiori studiosi del rapporto tra le nuove tecnologie e i diritti della persona. "La riservatezza e l’integrità dei sistemi telematici – ha sottolineato Rodotà citando una recente sentenza della Corte costituzionale tedesca – rappresenta un’espressione del diritto fondamentale alla personalità". Il legame tra la normativa, in particolare il diritto d’autore, e il progresso nel settore della tecnologia dell’informazione è stato il tema che ha attraversato la mattinata di chiusura del convegno. Da tutti gli interventi – pro o contro Open Source – è comunque emersa la consapevolezza della necessità di una regolamentazione chiara e condivisa dei diritti su Internet. "Contenuti aperti o digital rights management: contraddizione in termini o possibile convivenza?" è stato infatti l’oggetto dell’intervento di Andrea Valloni (Microsoft Italia). "La richiesta del riconoscimento dei diritti digitali – ha detto Valboni – viene direttamente dei produttori di contenuti. I Drm possono essere utilizzati per impedire un uso improprio dei beni digitalizzati, con l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio fra gli interessi del cittadino, di chi distribuisce e produce contenuti". Andrea Aliprandi (Copyleft Italia) ha invece illustrato le applicazioni del diritto d’autore alle banche dati. Nel campo delle Creative commons Juan Carlos De Martin ha mostrato gli sviluppi più recenti e le potenzialità di questo tipo di licenze "creative", mentre Giovanna Sissa (Osservatorio tecnologico del Ministero dell’Università e della ricerca) ne ha presentato alcune applicazioni in ambito scolastico. Dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’università e nella scuola come strumento per superare il digital divide ha parlato anche la sociologa delle reti telematiche Mariella Berra (Università di Torino). La studiosa ha, in particolare, sottolineato le opportunità offerte dal modello Free tube of Science and School. L’impiego dei contenuti digitali aperti nella Pubblica amministrazione è stato invece il tema trattato da Gavino Murgia (Unione europea, La licenza pubblica dell’Unione europea), da Giovanni Battista Gallus (Circolo dei Giuristi telematici, La circolazione dei contenuti digitali e la P.a), e da Flavia Marzano (Cnr, Formati aperti per la Pubblica amministrazione: opportunità e rischi). Open Source: il ruolo delle Regioni e degli Enti locali La Regione Sardegna predisporrà in tempi brevi una proposta di legge sull’utilizzo dell’Open Source nella Pubblica amministrazione con l’obiettivo di promuovere il diritto all’uso delle tecnologie, il pluralismo informatico, la trasparenza e la riduzione dei costi di accesso ai servizi per i cittadini. Lo ha spiegato a Pula la Direttrice generale dell’Assessorato regionale della Regione autonoma della Sardegna, Antonella Giglio. Il tema dell’utilizzo dell’Open Source nella Pa, nel contesto normativo italiano ed europeo, ha fatto da filo conduttore alla prima sessione di studi, aperta dal presidente di Sardegna Ricerche, Giuliano Murgia. Il coordinatore del Laboratorio software Open Source e docente di Ingegneria del software, Michele Marchesi (Università di Cagliari), ha introdotto i lavori sottolineando "la maturazione e il grande sviluppo del Free libre Open Source" nell’arco dell’ultimo anno. Daniela Battisti, dell’Ocse, ha invece delineato il quadro normativo dell’Informazione nel Settore Pubblico (Psi) in Europa a partire dalla direttiva europea 98 del 2003. Atto che stabilisce l’obbligo per le Pubbliche amministrazioni di raccogliere, di conservare, di rendere disponibili e accessibili i dati con l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Un campo nel quale la Pubblica amministrazione, seppure in ritardo rispetto alla normativa, sta muovendo veloci passi avanti, ma con progressi a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Lo hanno dimostrato gli interventi e le osservazioni di Gaudenzio Garavini (Regione Emilia Romagna, La gestione del patrimonio culturale di libero accesso delle Pubbliche amministrazioni emiliano romagnole), di Enzo Minervini (Il portale unificato dei Beni culturali della Regione Lombardia) e di Arturo Di Corinto (Regione Lazio, Cultura bene comune). Gli investimenti delle Regioni e degli Enti locali nelle infrastrutture immateriali – come ha evidenziato l’assessore degli Affari generali della Regione Sardegna, Massimo Dadea – si rivelano quindi fondamentali non solo nella ricerca di una maggiore efficienza amministrativa, ma nella definizione di un nuovo modello di sviluppo, anche per la società sarda. Da segnalare, dalla sessione pomeridiana della prima giornata, gli interventi di Aldo di Russo (Unicity, Nuove possibilità dell’animazione digitale), di Guido Vetere (Associazione Senso comune, Verso un lessico computazionale aperto per la lingua italiana) di Marco Calvo (Liber liber, progetto Openalexandria) e di Paolo Cavallini (Gfoss.it, informazione geografica pubblica, aperta e libera). Fabrizio Ortu