Il dilemma dell'industria musicale: evoluzione o rivoluzione?


Un articolo sul sito del MidemNet rilancia un dubbio sul futuro: basta adattarsi o bisogna cambiare del tutto?

Un breve testo pubblicato da Bruce Houghton sul blog del MidemNet (l'appendice tecnologica della fiera discografica Midem di Cannes) rialza il tiro ideologico su quanto stiamo assistendo nel mondo della musica. "Internet, Napster, iTunes, i media online, i social network e tutto il resto hanno scatenato una rivoluzione digitale che ha capovolto l'industria musicale", scrive Houghton. "Oggi, diversi anni dopo l'inizio di questa rivoluzione, la risposta di molti protagonisti del settore continua a essere un tentativo, neanche troppo entusiasta, di evolvere".

Ma l'evoluzione, è il succo del discorso di Houghton, non può funzionare perchè l'antico equilibrio tra fan e produttori si è ormai rotto: "I fan, che un tempo dipendevano rigidamente dai gusti musicali, dalle strategie commerciali e dal controllo dei formati da parte di poche persone, hanno sfruttato gli strumenti forniti dalle tecnologie digitali per liberarsi". 

E' quello che Houghton definisce come il passaggio da "master" a "equal", da "padroni" a "pari", da una gerarchia verticale a un sistema molto più complesso (se non proprio orizzontale, poco ci manca) in cui i produttori di contenuti ormai si muovono sullo stesso livello e con lo stesso potere dei fruitori, i consumatori, i fan. Una situazione del genere, conclude Houghton, necessita di qualcosa di più di qualche piccolo aggiustamento: "La risposta a una rivoluzione non può essere l'evoluzione. Piuttosto, servono esperimenti radicali seguiti da cambiamenti radicali".

L'autore del testo, consulente di MidemNet e collaboratore del sito Hypebot, appartiene evidentemente all'ala tecnoriformista dei pensatori digitali e dei blogger. E' difficile che le sue posizioni (e soprattutto, le sue ricette) vengano condivise negli uffici delle case discografiche. Probabilmente anche Prince, fresco teorico della morte di Internet, avrebbe qualcosa da ridire. Fa comunque un certo effetto che il testo sia pubblicato su un blog legato, seppur esternamente, a una delle più grandi fiere discografiche del mondo. Una fiera dove, come ammette lo stesso Houghton, ogni anno i rappresentanti dell'industria musicale classica dichiarano di aver compreso finalmente il cambiamento e di avere imparato a gestirlo, senza però produrre poi nessuna idea innovativa (o "esperimento radicale") per dimostrarlo.

Forse il punto è proprio la sottovalutazione della natura strutturale del cambiamento e la tendenza a ragionare ancora attraverso categorie mentali provenienti da un mondo molto diverso da quello attuale. Un concetto chiave dell'industria discografica tradizionale, probabilmente quello che più ne ha garantito il consolidamento del potere - la distribuzione - oggi appare davvero radicalmente stravolto rispetto al passato. Attraverso il P2P, i link sui Facebook e Twitter, i widget sui blog, siamo diventati tutti distributori. Anzi, in termini di quantità numerica probabilmente distribuiamo molti più contenuti - ogni millisecondo - di quanto non facciano nel complesso i cosiddetti distributori tradizionali.

Può trattarsi anche solo di una tempesta a breve o medio termine, che terminerà quando Internet sarà stata normalizzata e ricondotta alla forma del classico canale verticale: io trasmetto, tu consumi. E' quello che probabilmente sperano i produttori discografici (e non solo loro: pensiamo agli editori, ai produttori di film e di serie tv...). Se però la rivoluzione paventata da Houghton sarà definitiva, o comunque eserciterà il suo influsso sul lungo termine, allora i protagonisti della prossima incarnazione dell'industria musicale potrebbero davvero essere radicalmente diversi da quelli attuali. Soprattutto se e quando la fruizione digitale di musica supererà quella di cd e vinili, che oggi fa ancora da puntello economico all'industria. Allora il successo potrebbe arridere a chi sarà riuscito a inventare schemi e modelli totalmente innovativi, basati non più sull'aspirazione a essere "master" ma sulla consapevolezza di dover ragionare (e commerciare) da "equal".  La semplice evoluzione potrebbe davvero essere un palliativo con i giorni contati.

 

Luca Castelli

 

[Fonte: LASTAMPA.it]