L'ascesa dei «nuovi» autori


«Nel mondo di carta», scrive Megan Garber sul sito del Nieman Journalism lab, «il successo di un libro dipende largamente da meccanismi che sono indipendenti dagli autori, come il disegno della cover, la distribuzione, il posizionamento negli scaffali delle librerie». Certo, aggiunge, ci sono alcuni passaggi in cui l'autore conta, come le presentazioni o le interviste su giornali e su altri media. Ma si tratta di aspetti collaterali.


Nel mondo digitale, nota la Garber, tutto questo sta cambiando. Lo spunto per parlarne viene da una delle ultime piccole (e continue) innovazioni con cui Amazon sta usando la tecnologia per ridisegnare il modo in cui funziona l'editoria. Con il Kindle ora i lettori, utilizzando @Author, possono fare direttamente domande agli autori di cui stanno leggendo il libro. Si tratta di una novità ancora sperimentale, ma in tempi di cambiamento così rapido si vive di piccoli segnali per provare a intuire la direzione che stiamo prendendo.

 

«Questa nuova opzione», commenta la Garber, «è un altro passo verso la personalizzazione del brand nel mondo del libro. Non a caso Amazon l'ha collegata all'autore e non al libro, al genere o all'editore. L'identità stessa dell'autore, definita, misurata e potenziata dalla sua capacità di creare una community intorno alle sue opere, è oggi un prodotto di per sè». Non a caso, nota nell'articolo, gli autori che stanno partecipando a questa sperimentazione non sono personaggi come Philip Roth. Sono autori di successo che hanno familiarità con Twitter e che, attraverso il loro fascino e il loro talento, hanno coltivato una «devota audience» disposta a seguirli.

 

«Sono autori», conclude, «che oltre ad essere autori sono anche community leaader, persone capaci di promuovere il loro libro e di costruire interazioni con i loro fan». I nomi vanno da Steven Johnson, a J.A. Konrath e John Locke (di cui abbiamo parlato spesso qui), a professionisti del bestseller come James Rollins (in foto). L'articolo di Megan Garber, che tocca anche aspetti più filosofici su come cambia il libro, merita una lettura integrale.



Ci sono due questioni importanti su cui è utile ragionare. La prima è che -ovviamente- tutte le mosse di Amazon sono pensate per aumentare il mercato. E l'azienda di Bezos sa interpretare molto bene la nuova grammatica del libro che il digitale impone. Negli uffici di Amazon hanno compreso a fondo (e in parte contribuito a disegnare) le nuove logiche che portano i lettori alla scoperta dei libri, alla decisione di acquisto, alla partecipazione al passaparola che può definire il successo di un titolo.
Se nel mondo tradizionale gran parte di questo processo avveniva «dentro» le librerie, oggi tutto passa per algoritmi e attività dei lettori sui social network. I due universi -quello analogico e quello digitale- oggi coesistono anche se il primo sta mostrando segnali di crisi. Ma il mercato del digitale, già da un po', può bastare da solo a costruire numeri importantissimi, come il milione di copie vendute da Locke sul Kindle Store.



Così, accanto agli scrittori ancorati ad una visione tradizionale, c'è una nuova generazione di autori. Sono autori  «nuovi» non perché siano al debutto, ma perché interpretano in modo contemporaneo il loro ruolo. E non stiamo parlando solo del «manipolo di pionieri» che Amazon ha raccolto sotto l'ombrello di questa nuova feature.

 

Se segui quello che accade nell'editoria americana, c'è un gruppo sempre più nutrito di autori che partecipa a questo nuovo mondo, che usa un nuovo lessico, che non considera Twitter (o il blog) una tecnicaglia e che guarda oltre lo strumento, per vedere un nuovo rapporto con i lettori. L'intuizione che c'è dietro è importante: con il digitale l'autore ha maggior controllo sulla sua opera e sul mercato. Ed è un'opzione nuova e forte, strategica, ma come tutte le nuove opzioni implica apprendimento (bisogna essere digital savvy, imparare e pensare in modo nuovo), impegno e responsabilità.



I segnali, anche qui sono forti. Harry Connolly, in un post sul blog dell'autore di fantascienza Charles Stross, osservava che se si guardano le classifiche di vendita di Amazon la prima cosa che si nota è che non sono più dominate dai grandi editori di New York. Gli autori di nuova generazione stanno progressivamente occupando gli spazi di visibilità (e di vendita) degli autori analogici. La loro popolarità aumenta ogni giorno ed è sviluppata attraverso percorsi che solo qualche anno fa non avremmo potuto immaginare. Stiamo andando verso un modello completamente nuovo di costruzione del concetto di autore. Ma anche verso una prospettiva diversa per guardare a come si organizza la vita (e la professione) di uno scrittore.



Va notato che, anche se i numeri del mercato degli ebook sono già importantissimi, la diffusione del digitale non significa solo ebook. Man mano che i lettori forti passano al digitale entrano sempre meno in libreria, spostano online le loro decisioni di acquisto, scoprono in rete i libri che li appassioneranno. I primi a rendersi conto di questo sono stati gli editori che, guardando alle vendite, hanno capito che gli autori con una buona platform hanno una marcia in più nel rapporto con il mercato.
Bob Mayer, autore di bestseller passato con successo al self-publishing, scriveva già tempo fa che il centro del rapporto tra editore e lettori, oggi, è l'autore. Attraverso il brand dell'autore si vendono i libri. Nel rapporto con i lettori l'autore è molto più forte dell'editore: «Io vendo in un giorno in ebook», scrive Mayer, «più di quanto Random House riusciva a farmi vendere in sei mesi con lo stesso titolo».
Sebbene il lessico -a partire dal termine brand- sia poco letterario, questa associazione tra autore e mercato non è una grande novità. La stessa Garber, nell'articolo che citavamo. ammette che «l'idea di autore è sempre stata una funzione tanto economica quanto creativa». E gli autori sono i primi a saperlo. Oggi cambiano solo gli strumenti e i paradigmi.


L'ascesa di questa nuova «generazione» di autori, partecipi del mondo contemporaneo, moderni e digitalmente alfabetizzati, sta dimostrando come la tecnologia abbia abilitato un accesso all'authorship completamente nuovo. Abbattute le barriere in ingresso (l'accettazione da parte di un editore, la delega a quest'ultimo del controllo dell'opera) e costruito  in modo più efficace un potenziale rapporto diretto con il mercato, la «geografia del talento» sta cominciando ad aggiornare le proprie mappe.
Ovviamente questo non significa che la possibilità determini il successo. Il succeso non è stato disegnato per le masse. Ma quello che stiamo vedendo accadere è che buoni libri che magari non avrebbero raccolto attenzione, cominciano a raccoglierla. E che anche le aspettative dei lettori, nei riguardi degli autori, si stanno aggiornando.


Ancora una volta, giova ripeterlo, stiamo osservando tendenze. Le previsioni sono difficili, anche se alcuni segnali sono chiari. E d è interessante osservare quello che vediamo accadere nel mondo di lingua inglese, perché è un'anticipazione di quanto potrebbe accadere presto qui da noi.

 

Giuseppe Granieri

 

[Fonte: LASTAMPA.it]