Università SOLO ONLINE


Michele Fabbri

LE TECNOLOGIE DELL'INFORMAZIONE SONO OVUNQUE: DISTINGUERE L'E-LEARNING NELLA FORMAZIONE NON HA SENSO, DICE Alberto Colorni, DIRETTORE METID

 


«È giunto il momento di togliere la "e" da e-learning». È la battuta preferita di Alberto Colorni, docente al Politecnico di Milano e direttore del Centro Metid (Metodi e tecnologie innovative per la didattica), per affrontare ogni discorso sullo stato attuale e sulle prospettive della formazione online. «Il fatto è – spiega l'ex presidente della Sie-L (Società italiana di e-Learning) impegnata in questi giorni nel suo settimo congresso – che distinguere fra e-learning e insegnamento tradizionale non ha oggi più alcun senso, perché ormai le tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono presenti ovunque, in ogni processo di formazione e relazione sociale».

 

È una visione condivisa da tutti gli addetti ai lavori più attenti ai cambiamenti in atto. «Parlare di formazione online ha perso significato – afferma Paolo Frignani, delegato rettorale per la formazione a distanza dell'Università di Ferrara, che laureò in scienza della comunicazione i primi studenti di corsi online –. Ormai la formazione è un'amalgama di tutte le metodologie che possono ridare valore al l'università tradizionale. Anzi le nuove tecnologie, completando l'offerta, forniscono un vero e proprio valore aggiunto». È successo insomma che temi al centro dell'attenzione e di dibattiti serrati sono evaporati velocemente sotto l'incalzare dell'innovazione.

 

Le università "telematiche", ad esempio, (quelle solamente in internet, nate con il decreto Moratti-Stanca, e che tante discussioni avevano sollevato) non sono più concorrenti pericolosi per le università tradizionale che hanno saputo far valere la propria qualità in rete, e sempre meno lo sono i vecchi docenti che affermano che l'e-learning è un'offerta formativa «di serie B».

 

Il problema ora, secondo Colorni, è che questa consapevolezza deve tradursi in percorsi didattici e organizzativi che non tutte le università affrontano con la stessa determinazione e capacità, con il risultato di una situazione fortemente differenziata, a macchia di leopardo.

 

Anche piccole università come Macerata (con Pier Giuseppe Rossi, preside della Facoltà di scienze della formazione) e Modena e Reggio Emilia (dove è delegato rettorale alla didattica Tommaso Minerva) sono punte di eccellenza, mentre altre sono rimaste indietro.

 

In questo quadro, allora, la cosa più interessante è cercare di capire quali sono le soluzioni che si stanno sperimentando e i modello di successo che stanno emergendo.

 

Proprio una delle grandi università rimaste un po' indietro (l'università di Firenze), dopo un brillante avvio sotto la guida di Antonio Calvani, sta per lanciare un modello innovativo. «Potremo chiamare questa università Lifelong e-learning – afferma Antonio Federici, incaricato del rettore per la progettazione –. È caratterizzata da corsi brevi professionalizzanti, ma che hanno tutta la qualità della formazione universitaria: dal personale docente alla valutazione e certificazione delle competenze». In questo caso il "valore aggiunto" del l'online sta proprio nell'intercettare quel bisogno di formazione specifica di adulti, lavoratori, disoccupati che in altro modo non potrebbero trovare nel l'università, né al l'esterno di essa, ciò di cui hanno bisogno. Senza intaccare l'università tradizionale.

 

Quasi agli antipodi di quello fiorentino si colloca il modello realizzato dal Politecnico di Torino, una delle università più prestigiose e attive nella didattica in rete. Da quest'anno al Politecnico sono abolite le iscrizioni ai corsi online. Non si può più scegliere fra formazione in presenza e a distanza. È partito infatti Poli@home. L'università è la stessa per tutti (costi, esami, titolo di studio), e tutti gli iscritti possono decidere se seguire le lezioni in presenza o scaricarle dalla piattaforma dell'università, magari usufruendo di servizi di tutoring facoltativi. In questo modo anche gli studenti non tradizionali possono laurearsi e l'ateneo risparmia sui costi delle sedi decentrate.

 

Ma il modello più diffuso, adottato con successo da atenei come quello padovano, con Luciano Galliani alla Facoltà di psicologia, e dal Politecnico di Milano è quello che punta all'integrazione su un piano di "pari dignità" dei corsi online e di quelli tradizionali. Per giungere a una situazione in cui, secondo Calvani, «il futuro delle università sarà solo online. Non troppo velocemente. Ma nell'arco di una ventina d'anni sarà così».

 

 

Oltre 1.800 corsi in 33 discipline
La formula Rea/Oer (Risorse educative aperte o Open educational resources) è stata adottata nel 2002 durante un convegno Unesco i cui partecipanti espressero il desiderio di «sviluppare insieme una risorsa universale per l'educazione che fosse disponibile per l'intera umanità». Nel 2000 era stata preparata una bozza di ciò che sarebbe diventato il Mit's OpenCourseWare. Presentato al «New York Times» nel 2001, Ocw conta dal 2007 su oltre 1.800 corsi in 33 discipline accademiche. (e.cu.)
http://ocw.mit.edu

 

 

Wikiversity mette online quasi 900 lezioni
OpenCourseWare (Ocw) dell'Mit di Boston è certamente il padre nobile di tutti i progetti di pubblicazione gratuita e aperta di materiali di alta qualità a livello universitario. Se Federica, il progetto dell'Università Federico II di Napoli, è quello che più gli si avvicina, in campo non istituzionale si sta affermando Wikiversity. Ispirato al modello Wikipedia è gestito dalla Fondazione Wikimedia, con il supporto della comunità, senza alcuna presenza di atenei o altre istituzioni educative. Le lezioni attualmente disponibili sono 887 e più di cinquemila gli utenti. (mi. fab.)
www.wikiversity.org

 

Il Merlot è una risorsa open source
Pensato per facoltà universitarie e per l'istruzione superiore, Merlot (Multimedia educational resource for learning and online teaching) è un progetto di repository digitale free e open source aperto in California nel 1997 per rendere più efficaci la didattica e l'apprendimento tramite il miglioramento della qualità e della quantità del materiale didattico. Il sistema contiene solo metadati di circa 25mila risorse residenti in altri siti web. Con poco meno di 89mila iscritti e materiale peer reviewed, Merlot spazia dalle arti all'economia alla statistica. È possibile commentare e valutare le risorse. (e.cu.)
www.merlot.org

 

 

Tutti maestri e tutti allievi di innovazione
Aule aperte sul web, per lezioni libere e gratuite per tutti. È questo lo spirito da cui muove Oilproject, progetto di Marco De Rossi. Dedicato inizialmente a problemi informatici, dal 2009 Oilproject si è aperta ai temi relativi all'innovazione. Con più di novemila studenti è l'iniziativa di maggior successo. Non c'è netta distinzione tra chi insegna e chi impara. I tutor di una lezione sono gli studenti di un'altra. Il controllo della qualità avviene attraverso l'approvazione del programma delle lezioni e una lezione di prova da tenere con membri dello staff. (mi. fab.)
www.oilproject.org

 

 

L'Emilia-Romagna stimola gli enti pubblici
Acronimo di Sistema di E-Learning Federato per la pubblica amministrazione, Self è la struttura che l'Emilia-Romagna ha adottato per diffondere l'e-learning nelle pratiche formative degli enti pubblici del proprio territorio. Articolato in un network di "learning point locali", Self offre all'utente materiali didattici con corsi svolti in parte in aula e in parte in autoistruzione a distanza, oppure solo a distanza. Self può produrre direttamente i materiali didattici in e-learning, acquistarli o riutilizzare quelli adottati da altre amministrazioni. (e.cu.)
www.self-pa.net

 

 

Politecnico di Milano
Fino a domani l'ateneo ospiterà il VII congresso nazionale della Società Italiana di e-Learning, sul tema «Progettare nuovi ambienti di apprendimento: competenze, servizi, innovazione». Oggi si discuterà di «Impresa: valorizzare le conoscenze e le esperienze interne», «knowledge technologies per il learning», «Soggetti e governance: definire nuovi ruoli e supportare i processi innovativi», «Web 2.0 e le sue applicazioni, Learning 2.0/3.0».
www.sie-l.it

 

[Fonte: Il Sole 24 ORE]