Web tv, boom nel 2010


Lo scorso anno le micro web tv sono aumentate del 52 per cento, per un totale di 436 nuove emittenti. Ma quali limiti impone il digital divide?

 

Anche il giornalismo ha le sue mode e quella delle web tv, a dirla tutta, dura ormai da qualche anno (roba da far invidia a qualsiasi stilista). Ma nel 2010 si è trattato di un vero e proprio boom, come conferma l’annuale ricerca Netizen promossa dall’osservatorio Altratv.tv.

 

In realtà si preferisce parlare di micro web tv, quasi a voler sottolineare come anche un singolo individuo, con strumenti semplici ed economici, può dare vita a un organo d’informazione da leccarsi i baffi. E sviluppare un progetto di questo tipo è così semplice ed entusiasmante che la crescita, lo scorso anno, è stata del 52%, con un totale di ben 436 emittenti web tv. Tutti a fare festa, dunque? Nemmeno per sogno, perché la ricerca, che ha coinvolto i video-maker italiani, cioè quelli che creano i contenuti video e li distribuiscono attraverso queste realtà web, sottolinea pure i (grossi) limiti imposti dal digital divide. Insomma, la banda larga raggiunge solo il 59% degli intervistati, mentre circa un terzo può beneficiare solo in parte di connessioni veloci. E c’è pure un 6% che riesce nel miracolo di fare tutto senza banda larga. Seri timori li ha suscitati oltretutto anche l'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom), con le minacciate tasse per le piccole emittenti web (e ancora ci sono alcuni lati oscuri).

Data la brutta notizia, vediamo cosa decreta il successo di una web tv. Stando al 37% dei partecipanti alla ricerca, è legato all’informazione territoriale. Piccole emittenti web, dunque, che creano contenuti su argomenti locali, che sono poi quelli più accessibili e meglio gestibili per uno o pochi individui con mezzi limitati. Un dato assimilabile al 32% che sostiene anche l’importanza delle trasmissioni specializzate: focalizzare su temi specifici pare essere una carta vincente. E anche chi crede nella promozione è accontentato, visto che il 32% degli intervistati ne sottolineano l’importanza per il successo finale.

E a proposito di successo, cosa significa nel caso di una micro web tv? Circa il 43% delle realtà coinvolte nello studio registrano una media di 3000 utenti unici al mese, mentre il 20% vanta un bacino tra i 7mila e i 10mila. Non male per gruppi di lavoro che, stando sempre al rapporto Netizen 2010, non superano i 5 elementi, nella maggior parte dei casi con un’età compresa tra i 31 e i 40 anni (44%), seguiti dalla fascia tra i 21 e i 30 (34%).

Per chi volesse creare una propria micro web tv c’è anche il dato, confortante, di un certo sostegno da parte della pubblica amministrazione, che viene ritenuta collaborativa da circa il 34% degli intervistati. Ma di finanziamenti quasi nemmeno l’ombra: quelli pubblici hanno riguardato solo il 9% delle realtà, mentre per quelli europei si scende addirittura al 2%. Se pensi di avere la stoffa per gestire una web tv, come detto, gli strumenti sono davvero accessibili.

Bastano una videocamera, va bene anche quella integrata in molti smartphone, una connessione Internet e uno dei tanti servizi che si trovano online. Tra i migliori ricordiamo Glomera, Livestream e UStream. Esistono sia soluzioni gratuite che a pagamento: come al solito, inizia con le prime e, se la passione e le risorse crescono, investi pure qualche euro. Chissà che nel prossimo Netizen non si parli anche di te.

 

[Fonte: Wired.it]

Rapporto Netizen 2010