Archivio: Copyright

"La pirateria aiuta il cinema" ma lo studio viene 'secretato'

L'analisi di un osservatorio di ricerca tedesco sugli utenti di un sito che permetteva lo streaming dei film: non danneggiano l'industria perché usano il web come anteprima dei film che vedranno al cinema o acquisteranno. Ma i risultati vengono tenuti segreti perché poco graditi alle aziende

 

di ALESSANDRO LONGO

ROMA - Tra i pirati ci sarebbero i migliori amici del cinema. Scaricare opere pirata favorirebbe il consumo legale, invece di scoraggiarlo. Sarebbe giunto a queste conclusioni uno studio segreto condotto dal noto osservatorio di ricerca GFK. Ma è stato tenuto nascosto perché i committenti non hanno gradito i risultati.

E i committenti - manco a dirlo - sono le aziende dell’industria tedesca dei film. La notizia, lanciata dal sito tedesco Telepolis sta facendo il giro del web internazionale. Colpisce perché confermerebbe una tesi sostenuta, anche in Italia, da alcuni gruppi per la libertà del web, secondo cui la pirateria non danneggia l’economia del copyright.

Quest’ultimo studio riguarda gli utenti del sito Kino.to, che forniva link a film in streaming. A giugno, una mega indagine della polizia (250 agenti coinvolti) lo ha raso al suolo, portando all’arresto dei suoi 13 amministratori. Sul sito adesso appare un avviso, “chiuso in base al sospetto di aver creato un’organizzazione criminale che violava il copyright”.

 

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Stallman contro gli ebook: "Limitano la libertà dei consumatori"

FEDERICO GUERRINI

Richard Stallman, ex hacker e fondatore della Free Software Foundation è un'icona del movimento per il software open source. Barbuto e ieratico come un profeta del Vecchio Testamento, ogni sua sortita, provoca discussioni e fa riflettere.


Negli ultimi tempi il suo nemico principale era Apple, con il suo ecosistema chiuso e proprietario; ora però sembra aver trovato un nuovo bersaglio: i libri elettronici. In un documento pubblicato sul suo sito e intitolato: “I pericoli degli ebook”, il vecchio guru sottolinea le principali controindicazioni dei volumi digitali rispetto a quelli cartacei, in particolare la necessità di identificarsi prima di effettuare l'acquisto e l'impossibilità di prestare liberamente o modificare un volume elettronico a causa dei formati proprietari.

“Le tecnologie che dovrebbero darci maggiore potere – avverte Stallman - vengono usate invece per incatenarci. Dobbiamo rifiutarci di comprare ebook finché non rispetteranno la nostra libertà”. Nel caso di un libro cartaceo, argomenta, basta sborsare qualche dollaro o euro alla libreria all'angolo per portare a casa la merce, senza dover presentare la carta di identità al negoziante. Nel caso di un best-seller comprato su Amazon, invece, pagato con carta di credito e inviato direttamente al Kindle dell'acquirente, l'identificazione è necessaria e immediata.

 

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Kroes: "il diritto d'autore frena lo sviluppo di contenuti creativi"

Per il commissario l'esempio da imitare anche in Europa è Netflix

Il Commissario europeo incaricato delle nuove tecnologie, Neelie Kroes, ha espresso rammarico martedì per la mancanza di siti Internet di vendita online di contenuti creativi in tutta l’Europa, un ritardo sugli Stati Uniti che si spiega con l’attuale sistema del diritto d’autore.

«In sintesi, quando le aziende statunitensi sono in competizione per offrire interessanti contenuti online a milioni di consumatori, l’Europa può vantare al massimo diversi attori regionali. Questa situazione deve cambiare», ha detto la Kroes nel corso una conferenza sul diritto d’autore a Bruxelles.

Il commissario ha citato l’esempio del servizio statunitense di trasmissione video on demand su Internet, Netflix, che rappresenta «la più grande singola fonte di traffico Internet nel Nord America». «Noi non abbiamo alcun equivalente europeo», ha lamentato, con riferimento al sito Web svedese per l’ascolto di musica online Spotify, che nonostante il suo successo «non è ancora in grado di offrire un servizio pan-europeo».

 

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Dopo Amazon, anche Google sale sulla nuvola senza il permesso delle major

Mountain View presenta Music Beta: un archivio virtuale di 50 gigabyte su cui caricare la propria musica, per ascoltarla ovunque.

E così, come da previsioni, anche Google è salita sulla nuvola musicale. Rispondendo prontamente alla sfida di Amazon, che qualche settimana fa aveva lanciato il servizio Amazon Cloud Drive, Mountain View ha presentato ieri Google Music Beta: un deposito virtuale sul quale gli utenti possono caricare fino a 50 gigabyte di canzoni, per poterle poi ascoltare ogni qual volta si collegano a Internet, da qualsiasi computer o device portatile.

Le similitudini con il servizio di Amazon sono notevoli, ma c'è anche qualche differenza. Entrambe le "cloud" sono per ora disponibili solo per gli utenti statunitensi. Entrambe offrono una soluzione basic gratuita: per Cloud Drive, oltre i 5 gigabyte si paga. I 50 gigabyte di Google, al momento, sono invece tutti gratis. Mountain View ha anche sviluppato un'applicazione per Android, il suo sistema operativo mobile, in modo da agevolare l'accesso a Music Beta agli utenti di telefonini e tablet della famiglia. Amazon, d'altro canto, non si limita a offrire un archivio virtuale: permette al pubblico anche di comprare nuove canzoni. Google, no. Il più grande elemento in comune, però, è che entrambe le aziende si sono mosse in modo autonomo: senza siglare alcun accordo di licenza con le case discografiche.

 

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