Archivio: Knowledge Divide

Libri digitalizzati, giudice Usa boccia accordo Google-editori

"Non rispetta il copyright". Delusione del motore di ricerca sul Web: così si nega l'accesso a libri introvabili

 

NEW YORK


Un giudice federale di New York ha respinto l'accordo tra Google, gli autori e gli editori che avrebbe permesso alla società di creare la più grande biblioteca digitale al mondo e di rendere disponibili online milioni di libri.

Secondo la sentenza l'accordo avrebbe permesso all'azienda di "sfruttare" i libri senza rispettare i diritti d'autore.

"Mentre la digitalizzazione dei libri e la creazione di una biblioteca digitale sarebbe un'iniziativa a vantaggio di molti, l'accordo in questione andrebbe troppo oltre" si legge nella sentenza.

La decisione del giudice Danny Chin, contenuta in 48 pagine, lascia aperta alle parti la possibilità di presentare un accordo rivisto che protegga in modo migliore i titolari del copyright.

Chin propone una soluzione: permettere ai titolari di copyright la possibilità di decidere se voler partecipare o meno all’accordo fra Google e gli editori. «Chiedo alle parti di riconsiderare l’accordo in questo senso».

«Dalla digitalizzazione dei libri e dalla creazione di una libreria digitale universale in molti trarrebbero vantaggi», ma l’accordo con Google «va molto in là» perchè a Google sarebbe garantita la possibilità di pubblicare senza permesso.

 

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Editoria/ Usa, gli e-book fanno litigare editori e biblioteche

I libri elettronici si prestano come quelli cartacei, o no?

 

I libri elettronici sono sempre più diffusi. E’ raro salire su una carrozza della metropolitana di New York all’ora di punta o sedersi in un caffè senza notare qualcuno che legge un e-book. E adesso gli ubiqui libri su schermo stanno facendo litigare gli editori e le biblioteche, divisi da un contenzioso che fino a qualche anno fa non sarebbe potuto esistere. Le biblioteche vogliono trattare i libri elettronici come quelli di carta: una copia, una volta comprata, può essere prestata un numero illimitato di volte. Finora gli editori avevano accettato, ma adesso uno di loro ha rotto i ranghi e aperto una polemica destinata ad avere conseguenze rilevanti.

 

HarperCollins, una delle principali case editrici d’America, che pubblica tra gli altri anche Sarah Palin, ha infatti modificato le modalità di utilizzo dei propri e-book da parte delle biblioteche. Non più per sempre, ma solo per 26 volte. Poi bisogna comprare una nuova copia elettronica. (Perché 26 volte? Alla media di due settimane a prestito, fa un anno.)  Il cambio di rotta di HarperCollins ha suscitato le ire dei bibliotecari, che ritengono le nuove regole ingiuste e promettono di boicottare le pubblicazioni dell’editore. “Vogliamo che nelle nostre raccolte ci siano anche gli e-book, i nostri clienti ne chiedono sempre di più e noi dobbiamo cercare di accontentarli, ma abbiamo anche la necessità di non aumentare in maniera esorbitante i costi”, ha dichiarato Anne Lee, della Free Library of Philadelphia, al New York Times.

 

 

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Digitalizzazione, Europeana sfida Google Books

L'ultimo rapporto della Commissione europea preposta alla digitalizzazione del patrimonio culturale del vecchio continente si esprime in materia di copyright. E lancia la sfida alla mediateca di Mountain View



Roma - Dopo aver raggiunto quota è 14 milioni di opere digitalizzate tra libri antichi, manoscritti, dipinti, giornali, fotografie, estratti video e audio, la mediateca digitale Europeana è pronta a lanciare la sfida a Google Books.

L'area che maggiormente vede contrapposte i due maggiori custodi digitali del sapere è quella che riguarda le cosiddette "opere orfane", vale a dire quei lavori i cui potenziali detentori dei diritti risultano sconosciuti.

L'ultimo rapporto del "Comité des Sages" (il gruppo di esperti che si esprime in merito alla digitalizzazione del patrimonio culturale europeo), oltre a sollecitare una maggiore accessibilità ai beni culturali e intellettuali dei vecchio continente, ha altresì suggerito alcune soluzioni circa la politica sul copyright per i documenti disponibili online.

 

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Più internet creerà più occasioni

di Eric Schmidt

 

Quest'anno sarà criticato in modo ingiustificato da coloro che paventano che sempre più vincitori tra i paesi poveri sono in grado di trasformare in perdenti quelli più ricchi. Queste esagerazioni da parte dei produttori tradizionali e dai coltivatori presuppongono che i commerci e la globalizzazione siano giochi a somma zero.
Dati oggettivi suggeriscono che non è così. A mano a mano che andrà crescendo l'accesso a beni di consumo, mercati e nuove tecnologie, cresceranno anche le opportunità. Internet, la forza globalizzante decisiva, ha reso il sapere collettivo del pianeta più accessibile a tutti, più che in qualsiasi altro periodo della storia. Gli alunni che in passato non possedevano un libro, oggi possono leggerlo online. Chi non aveva un conto bancario, oggi fa affari con un cellulare. I dispositivi di traduzione automatica hanno permesso a scienziati russi e americani di collaborare in tempo reale allo sviluppo di nuovi vaccini.

 

La globalizzazione ha già permesso a due miliardi di persone di sposare stili di vita da classe media. Ciò significa che una popolazione di gran lunga più numerosa che in passato ha una posta in gioco nella crescita globale futura. Oltretutto, ciò sta avvenendo rapidamente, quanto meno rispetto ai secoli precedenti nei quali la ricchezza defluiva lentamente dall'alto verso il basso, dai paesi più ricchi a quelli più poveri. Grazie alla tecnologia, invece, questi cambiamenti possono avvenire non appena ci si collega alla Rete, dando vita a una partecipazione diretta e immediata a un'economia del sapere che in passato si riteneva appannaggio esclusivo dei paesi più ricchi e meglio istruiti.

 

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