Archivio: Mobile

Starbucks, il caffè diventa 2.0 al via i pagamenti con iPhone

Con un'applicazione ora è possibile pagare le consumazioni presso la popolare catena americana senza utilizzare soldi o carte di credito. Funziona sul melafonino e Blackberry, in arrivo per Android. E Google intanto sperimenta il "nearfield"

 

di TIZIANO TONIUTTI

Da Starbucks arriva un aroma di futuro. Del resto la catena di caffetterie sa come attirare i clienti più tecnologici. Ai tempi dell'introduzione del wifi, i cafè della catena Usa furono tra i primi a permettere agli avventori di collegarsi online sorseggiando un "americano". E ora è proprio Starbucks a iniziare la rivoluzione del "moneyless", con un'applicazione per iPhone e Blackberry che permette di pagare le proprie consumazioni semplicemente tirando fuori dalla tasca il telefono. Arriverà anche la versione Android, ma al momento Starbucks non comunica una data di rilascio. I negozi in cui l'applicazione è già attiva sono 6800, sparsi su tutto il territorio statunitense, dopo un periodo di test in alcuni locali appositamente selezionati nelle grandi metropoli. E dai risultati, il metodo di pagamento "smart" si è rivelato quello più veloce: il tempo di attesa medio per cliente è stato il più basso tra tutti. Del resto gli utenti in attesa per pagare il conto spesso giocherellano con gli smartphone. Utilizzarne uno per pagare sembra quasi un passaggio naturale obbligatorio dell'era digitale.

Starbucks Card Mobile. Questo è il nome dell'applicazione, disponibile su iTunes, e funziona come una normale scheda ricaricabile. Attraverso la propria carta di credito o utilizzando PayPal, si girano i soldi sul conto dell'applicazione. Da questo momento, sarà possibile pagare alla cassa semplicemente toccando il pulsante "Touch to pay" sullo schermo del telefono, che farà comparire un codice a barre che verrà scansionato alla cassa. Il costo della consumazione verrà scalato dal residuo depositato nel conto dell'applicazione, e si può lasciare il locale senza monetine da sistemare o carte di credito da riporre. Un metodo che non presenta almeno in apparenza opportunità di "hacking" o falle di sicurezza. In fondo non è molto diverso dal passare alla cassa con un carrello di prodotti pieni di codici a barre da scansionare. Un approccio molto diverso da quello che sta sperimentando Google da un po' di tempo, la tecnologia Near Field Communication 1.

 

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Nokia, addio a Comes With Music (quasi ovunque)

Il colosso finlandese rivede i suoi piani musicali, soprattutto nel mercato occidentale. Reggono Brasile, Cina, India, Indonesia, Sudafrica e Turchia.

E' da qualche anno che Nokia sta provando a dire la sua nel mondo della musica digitale. Anche con idee interessanti. La più promettente sembrava essere Comes With Music, un'iniziativa lanciata nel 2008 con il sogno di creare un nuovo segmento di mercato, là dove si incontrano telefonini e download. Tu acquistavi un determinato modello di cellulare e con esso il diritto a scaricare gratis una quantità illimitata di musica, per un anno, con la benedizione delle major discografiche.

All'epoca del lancio, l'idea sembrava davvero geniale. Quasi in grado di fornire una valida alternativa offline ad iTunes. Già nell'estate del 2009, però, quando alcuni blog pubblicarono dati ufficiosi sull'andamento della campagna, si capì che qualcosa non funzionava. L'interesse del pubblico non decollava. Così come le vendite dei telefonini. Oggi, dopo un inefficace maquillage linguistico (da Comes With Music a Ovi Music Unlimited), Nokia decide di calare il sipario sul servizio. Quasi ovunque.

 

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Google/Mountain View verso un’edicola digitale per Android

L'azienda sta provando a convincere i grandi editori


Google sta pensando a una edicola digitale. L’azienda sta lavorando per sviluppare un nuovo sistema di distribuzione di giornali e riviste sui dispositivi elettronici che utilizzano Android, sistema operativo di Mountain View.

 

Il motore di ricerca, dopo aver ottenuto un successo con i telefoni, sta ora cercando di utilizzare il sistema operativo anche per i tablet. Google sta quindi provando a convincere i grandi editori, in particolar modo Time Warner, Condé Nast e Hearst, ad appoggiare una edicola digitale gestita direttamente da Mountain View per i tablet che utilizzano Android.

 

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Il flop della tv sul cellulare Tim è la prima a spegnerla

Quattro anni fa gli operatori avevano investito milioni per portare i propri canali sui dispositivi mobili. Ma gli utenti non hanno apprezzato. E ora le frequenze tornano a disposizione. Magari per la banda larga

di ALESSANDRO LONGO

VA IN FRANTUMI il progetto di portare la tv sui cellulari: Tim ha annunciato che a fine anno chiuderà il suo canale di mobile tv (il Dvb-h). A Repubblica.it risulta che Vodafone starebbe valutando un passo simile. "Al momento è prematuro parlarne, visto che il nostro contratto con Mediaset scadrà nel corso del 2011", dicono dall'operatore, ma subito aggiungono, per chiarire, che "il Dvb-h al momento non è un investimento prioritario per la nostra azienda". La tv sui telefonini, insomma, ha deluso le attese di mercato.

Tim e Vodafone avevano stretto un contratto "chiavi in mano" di cinque anni con Mediaset per usarne le frequenze e la rete su cui trasmettere in Dvb-h. Sono le stesse frequenze del dividendo digitale terrestre. 3 Italia invece ha comprato un'intera emittente (Canale 7), per mettere le mani sulle frequenze. Anche alla luce di questo investimento, 3 è il solo operatore a dire con certezza, a Repubblica.it, che continuerà a scommettere sul Dvb-h. Ormai lo offre gratis ai propri utenti. Wind, al contrario, è stato il solo operatore a non credere fin dall'inizio nell'offerta di programmi televisivi agli utenti mobili.

 

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