Archivio: Net Neutrality

Reding: la rete è un diritto

In un'intervista esclusiva rilasciata ad Altroconsumo, il Commissario europeo per la società dell'informazione e i media parla dei temi caldi che occuperanno l'agenda della Commissione nel futuro prossimo

Libera circolazione dei beni digitali, diritti, concorrenza, accesso, equilibrio tra gli interessi delle parti: sono questi i punti salienti toccati da Viviane Reding, Commissario europeo per la società dell'informazione e i media, nel corso di una recente intervista rilasciata ad Altroconsumo. Si discute della delicata posizione della Commissione in merito ai problemi del mondo digitale e alla posizione dei consumatori nei confronti di organizzazioni del copyright e fornitori di accesso e contenuti in rete.

Una delle questioni cruciali dell'infrastruttura di rete europea è la possibilità, per utenti e operatori, di trovarsi in un contesto comunitario in cui, al pari della libera circolazione di merci e servizi "reali", valgano le stesse regole su tutto il territorio del Vecchio Continente. Incalzata da Altroconsumo, Reding conferma la volontà di scardinare l'attuale oligopolio delle società di raccolta dei diritti d'autore, un monopolio che ha già cominciato a scricchiolare da quando la SIAE francese SACEM, la major EMI e altri hanno convenuto sulla necessità di adottare un sistema unificato che rispetti la pervasività di Internet e la sua mancanza di "frontiere" a difendere i vari mercati nazionali.

 

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Regno Unito, una rete di cui non abusare

Il report Digital Britain traccia il futuro dell'industria del digitale. Internet per tutti, con la possibilità di imbracciare filtri per contenere il file sharing illegale

Assicurare ai cittadini di sua Maestà la rete come servizio universale e assicurare ai produttori di contenuti che i cittadini non abusino della connettività dedicandosi al file sharing illegale.

. Il report Digital Britain è stato rilasciato dalle autorità del Regno Unito: il futuro del mercato delle TLC e dell'industria dei contenuti dell'Isola è tracciato nelle oltre 200 pagine del documento, che affrontano tutti gli aspetti dell'economia digitale. Un mercato che, si spiega, rappresenta il 10 per cento del PIL del Regno e impiega 2,1 milioni di cittadini, il 6 per cento della popolazione. Il governo si sente investito del compito di intervenire: il mercato finirebbe per assecondare certi trend che si ripercuoterebbero sulla popolazione, le negoziazione fra i diversi attori del mercato potrebbe stagnare in dibattiti insolubili. Per questo motivo le autorità hanno gettato le fondamenta per la svolta, per indirizzare il mercato verso "la massimizzazione dei benefici della rivoluzione digitale".

 

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UK, musica per abbonati

Virgin Cable e Universal proporranno streaming e download su sottoscrizione e DRM free. L'ISP agirà per promuovere il mercato legale, con la propria offerta di musica e con disconnessioni temporanee

Fornitori di connettività e fornitori di contenuti si alleano per dare vita a un jukebox celestiale: musica da consumare dietro la corresponsione di un abbonamento. Senza limiti, senza sistemi DRM a presidiare i contenuti, i cittadini della rete non avrebbero più motivi per rivolgersi ai circuiti del file sharing non autorizzato.

A proporre il modello della musica concessa in abbonamento è Virgin Media: oltre a fornire connettività ai cittadini di Sua Maestà, ha stretto un accordo con Universal. La musica dell'etichetta, già disseminata in maniera diversificata su un'infinità di piattaforme quali YouTube e il Peoplès Music Store, entrerà a far parte di un catalogo che l'ISP metterà a disposizione dei propri abbonati: potranno scegliere se attingere alla musica scaricando mp3, potranno scegliere se ascoltare la musica in streaming dai propri dispositivi connessi. In ogni caso, assicura Virgin, tutti i file scaricati saranno a tutti gli effetti di proprietà dell'utente: nessun sistema DRM impedirà loro di travasare i file da un dispositivo all'altro, non ci saranno scadenze o sistemi di validazione a rendere deperibile la musica.

 

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Internet, chi paga chi?

Il dibattito sulle alternative all'accesso e alla distribuzione free dei contenuti in rete è rovente sulle due sponde dell'Atlantico. Nel Regno Unito si vuole che a pagare siano i fornitori di contenuti mentre negli USA si sostiene il contrario

Se il modello di una Internet gratuita e ad accesso libero per tutti (utenti come provider di contenuti) non è definitivamente morto, di certo non si sente tanto bene: un chiodo sulla bara della rete "gratis per tutti" lo martella British Telecom, il più grande provider di connettività del Regno Unito che ha cominciato a chiedere agli "altri" provider, quelli dei contenuti veicolati attraverso l'infrastruttura, di pagare dazio per sostenere i costi di mantenimento della suddetta infrastruttura.

Con questa sortita, peraltro non inedita nel'Isola, BT pone anche fine alle polemiche di questi giorni, scaturite dall'evidenza del fatto che l'ISP avrebbe messo un limite alla velocità di download di iPlayer, la piattaforma di distribuzione gratuita (per l'utente finale) di quella BBC che di contenuti ne ha prodotti e ne produce a vagonate.

 

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