Archivio: Online Adv

GOOGLE: RIVOLUZIONE TV PER YOUTUBE

AVRÀ 100 CANALI DIVISI IN 19 CATEGORIE
ACCORDI CON SOCIETÀ MEDIA E CON HOLLYWOOD

New York, 29 ottobre 2011. Rivoluzione Youtube. Il popolare sito di condivisione di video si arricchisce di 100 canali con contenuti originali e la partecipazione di molte star, dalla cantante Madonna al rapper Jay-Z, dall'attore Ashton Kutcher all'ex star dell'Nba Shaquille ÒNeal. Google, a cui fa capo YouTube, ha stretto partnership con società media, case di produzione di Hollywood e creatori di video online per realizzare i 100 canali, molti dei quali saranno disponibili il prosismo anno. Complessivamente saranno prodotte 25 ore di programmazione al giorno.

 

 

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Dalla pubblicità lo sprint per i nuovi media digitali

di Luca Dello Iacovo


In meno di un anno iPad ha trainato gli editori a sbarcare sul tablet e a progettare applicazioni. Ma è un frammento nell'universo dei media digitali che include televisioni satellitari, iptv, internet, piattaforme mobili, digitale terrestre. L'anno scorso questo settore ha generato in Italia un fatturato di 4,9 miliardi di euro, in aumento del 2% rispetto al 2009: il comparto pesa per il 29% del totale media (a 16,9 miliardi, +1,4%). Sono le stime del report “New Media” dell'Osservatorio del Politecnico di Milano che verrà presentato oggi.

 

A sostenere la crescita nell'ultimo anno è stata la pubblcità su internet (+13%), mentre i ricavi delle pay tv si riducono di circa il 9%, a causa della forte competizione sul prezzo nella vendita degli abbonamenti premium. Ma l'attenzione è rivolta alla rapida evoluzione dell'accesso alle informazioni attraverso cellulari e tablet. Quotidiani, periodici, radio, televisioni: il 6% delle testate italiane ha lanciato un'applicazione e il 3% ha varato un'edizione del sito internet progettata per la lettura in mobilità attraverso un browser.

 

A gennaio, infatti, erano presenti 221 apps nelle vetrine digitali. L'anno scorso la sperimentazione ha premuto il piede sull'acceleratore: si è allargata oltre tablet e cellulari fino a raggiungere altri territori, come i computer e la televisione. Ma sono ancora i primi passi. Per esempio, Google ha lanciato un “app store” per il browser Chrome: è già incluso nelle porte di accesso per chi vuole abbonarsi al New York Times. Secondo l'analisi dell'Osservatorio New Media sono tre i punti chiave che hanno favorito la trasformazione in atto. Le applicazioni, infatti, cambiano l'architettura tecnologica: all'abituale navigazione attraverso browser si affianca un software da scaricare, utilizzabile anche quando si è disconnessi. Inoltre l'esperienza è arricchita: le apps favoriscono la percezione nelle persone di un maggiore valore d'uso. E abilitano canali aggiuntivi per gli acquisti, attivabili in modo immediato.

 

 

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ANTITRUST: ACCETTATI IMPEGNI GOOGLE, CHIUSA ISTRUTTORIA

Antitrust ha chiuso l’istruttoria per possibile abuso di posizione dominante nei confronti di Google, avendone accettato gli impegni. Allo stesso tempo, l’Autorita’ ha chiesto al Parlamento di adeguare le norme sul diritto d’autore in tutti i settori.


Maggiore controllo da parte degli editori on line sui propri contenuti nell’ambito del servizio Google News, piu’ trasparenza e verificabilita’ delle condizioni economiche applicate dalle imprese di siti web che si avvalgono dei servizi di intermediazione pubblicitaria di Google. Sono gli effetti dell’istruttoria conclusa dall’Antitrust che ha accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati da Google nell’ambito del procedimento avviato per un possibile abuso di posizione dominante.

 

L’Autorita’ ha considerato le misure proposte in grado di eliminare le preoccupazioni concorrenziali relative ai comportamenti di Google, e ha inviato una segnalazione a Governo e Parlamento chiedendo che venga rivista la normativa a tutela del diritto d’autore, adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web. Secondo l’Autorita’ un’istruttoria antitrust non puo’ sciogliere il nodo dell’adeguata remunerazione dell’attivita’ delle imprese che producono contenuti editoriali online, per lo sfruttamento economico delle proprie opere da parte di altri soggetti. Occorre dunque una legge nazionale che definisca un sistema di diritti di proprieta’ intellettuale in grado di incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti.

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Boom di spot online: nel 2011 il sorpasso su quotidiani e riviste

La nuova era della pubblicità porta la data del 2011. Alla fine dell'anno prossimo, infatti, l'advertising online supererà rispettivamente la raccolta dei quotidiani e quella dei periodici (ma non il cumulato dei due comparti), mettendo il sigillo definitivo alla lunga diaspora degli inserzionisti dalla carta verso i lidi del cyberspazio. Un sorpasso già avvenuto in altri paesi europei, come il Regno Unito, sintomo della decostruzione (non sempre) creativa della vecchia galassia Gutenberg ma anche di un nuovo slancio per l'economia digitale.


I dati di partenza sono quelli forniti da Nielsen per l'anno corrente nel suo Economic and media outlook, basati sulla rilevazione puntuale delle 22 concessionarie pubblicitarie più importanti del web e rielaborati dal Sole 24 Ore. Ecco allora che la stima per gli spot online del 2011 parla di un valore di poco inferiore agli 800 milioni di euro (780), cento milioni in più rispetto al 2010 e quindi in crescita del 15%, contro i 710 milioni circa della pubblicità sui quotidiani e i 740 milioni di quella sui periodici, in continuo calo.
L'elemento più dinamico riguarda gli spot legati alla search (le réclame collegate all'attività di ricerca), il "mestiere" che ha portato Google a valere in Borsa 200 miliardi di dollari e a fatturarne nell'ultima trimestrale quasi sette. Le stime di Nielsen per il 2010 raccontano quindi che, su un mercato complessivo degli pubblicità online pari a 680 milioni di euro, in crescita del 12,6% sul 2009, oltre la metà (il 54%, 370 milioni) deriva dalla search e il rimanente 46% dal display (per semplificare i vecchi banner, ma non solo). E di questi 370 milioni oltre il 90% sarebbe in capo a Google, che proprio in Italia ha una quota di mercato schiacciante su tutte le attività di ricerca e quindi sulla raccolta pubblicitaria, con la preoccupazione delle altre concessionarie.

 

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