Archivio: Online Adv

Nel 2015, pubblicità online sempre più "sociale"

Entro il 2015, la pubblicità online sarà in piena simbiosi con l'interattività dei social network e metterà gli internauti in grado di commentare le inserzioni, condividerle su Twitter o Facebook, o di "abbonarsi" ad annunci di loro interesse. Sono queste le previsioni che giungono dalla Iab advertising conference a New York.

Il giro d'affari è visto in crescita fino a raggiungere un valore complessivo di 50 miliardi di dollari, grazie anche alle promozioni video, per le quali gli inserzionisti pagheranno in base al numero di visualizzazioni, mentre altri potranno scegliere una tecnologia di offerte in tempo reale.

Nella visione di Google, in particolare, lo schermo degli smartphone offrirà l'accesso al Web in maniera predominante, aprendo così nuove possibilità di interazione col mondo pubblicitario. Come "TrueView", un nuovo formato pubblicitario video per la piattaforma YouTube, che sarà disponibile entro quest’anno e che darà agli utenti da un lato la possibilità di mettere da parte un video promozionale non gradito e dall’altro di scegliere invece quale, fra una varietà di proposte, cliccare e guardare.

 

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Ocse: 2009 anno nero per il mercato dei quotidiani, Italia -18%

Negli Usa crollo:-30%. Tutela qualità notizie "problema pubblico"

 

L'anno peggiore che si ricordi il 2009 tra i quotidiani dei paesi avanzati, afferma l'Ocse, con crolli spesso pesantissimi dei ricavi pubblicitari, a riflesso della recessione economica mentre in 20 dei 30 paesi dell'area si registrano anche diminuzioni sul numero di lettori. Il calo più forte ha colpito la stampa quotidiana degli Stati Uniti, dove lo scorso anno le entrate pubblicitarie sono andate a picco del 30 per cento, a seguire la Gran Bretagna (-21%) e la Grecia (-20%).

 

Molto pesante il calo anche in Italia, il quarto più forte secondo l'Ocse con un meno 18 per cento, anche se nella penisola il settore vanta un miglior bilanciamento sul peso delle inserzioni pubblicitarie rispetto al fatturato totale: rappresentano il 49 per cento contro il 57 per cento della media Ocse. Negli Usa fanno invece l'87 per cento dei ricavi totali. Cifre contenute in un rapporto sul futuro dell'informazione e sulle notizie via internet pubblicato oggi dall'ente parigino.

 

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Pubblicità: la tv domina ancora ma il Web cresce a due cifre

La televisione assorbe ancora gran parte delle risorse del mercato pubblicitario, ma, nonostante una crisi che ha sicuramente lasciato il segno, gli investimenti su internet sono in costante crescita, come conferma il dato registrato nel 2009: + 6,4 e un valore di 870 milioni di euro. E le previsioni per il 2010 sono incoraggianti: si stima infatti una crescita del 12%, mentre oltre il 90% delle imprese italiane prevedono di aumentare il loro investimento sull'online nei prossimi due anni. Per gli italiani con meno di 55 anni Internet ha raggiunto un tasso di penetrazione superiore al 70% (percentuale che sale a 81% tra i 18 e i 34) tale da farne un media ormai competitivo con radio e carta stampata. È quanto emerge dai lavori della terza edizione di Iab Forum Roma.

 

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Google cede agli editori sulle news: via libera all'accordo con l'Antitrust

Il gruppo promette più autonomia e trasparenza. Ma non cambia business

Pressata dall’Antitrust, Google fa le prime concessioni nella battaglia con gli editori sul motore di ricerca News. Garantisce più autonomia nelle scelte sull’indicizzazione delle pagine web e più trasparenza nei contratti pubblicitari, ma non ipotizza forme di retribuzione delle notizie, nè tanto meno variazioni del proprio modello economico.

Un’apertura sì, ma nessun cedimento sul fronte dell’attacco al web gratuito a più riprese lanciato dal mondo dell’editoria. L’indagine dell’Autorithy era partita lo scorso agosto su segnalazione della Fieg con l’ipotesi di abuso di posizione dominante. Gli editori lamentavano l’assenza di informazione sulle modalità con cui vengono selezionate e indicizzate le notizie su Google News e denunciavano la possibilità di favorire un soggetto a scapito di un altro senza prevedere una remunerazione diretta. In più sostenevano che chi non voleva apparire sul servizio veniva automaticamente escluso anche dal motore di ricerca generale.

 

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